
Nome: XXX XX
Una sacerdotessa del verso, perduta per sempre nel sogno di una infinita notte d'amore. Eterosessuale per curiosità, geneticamente lesbica, amante per dovere d'amore.
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Bali è un’isola. Un’isola sacra.
Sacra per le divinità del cielo, della terra e del mare. Sacra per la trimurti induista.
Sacra per le gioiose processioni notturne degli uomini, donne e bambini che la percorrono in felicità e pace. Sacra per il loro sorriso. Sacra per il lavoro e l’arte. Sacra per i contadini. Sacra per molti dei turisti. Sacra per tutti coloro che vi si immergono senza tenere il respiro. Sacra per me da anni.
Da quando mi ritrovai, in una notte di luna piena, su una spiaggia chiamata Jimbaran, vestita senza eleganza di un pareo batik, sconvolta dalla bellezza di ciò che vedevo. Dal suono della risacca del mare che montava sospinto dalle forze lunari. Dal fuoco delle mille candele.
Bali è Sacra da quando pregai nel tempio in cima al monte gli dei di quel dolce popolo.
Sacra da quando ricevetti le confidenze spirituali di un contadino dagli occhi simili ai miei e dalle mani generose.
Sacra da quando Mandra, il piccolo massaggiatore, mi disse che avrei potuto anch’io fare bene il suo mestiere. Da quando mi diede il nome di una divinità del Ramayana e un anello, quello di sua madre.
Bali è Sacra per l’ospitalità che porta ad ogni turista, viaggiatore o pellegrino.
I morti di oggi non sono l’orrore peggiore.
L’orrore peggiore, quello che non lascia via di fuga alle coscienze, è la profanazione dello spazio sacro.
Uno spazio senza mura, uno spazio senza guardiani, uno spazio che appartiene ad ognuno di noi.
Il nostro spazio interiore, l’unico fatto salvo dal chiasso della mondanità. E’ facile e inutile uccidere gli uomini.
Ma è orrendo e demoniaco prendere il loro spazio sacro e buttarlo nella discarica di un pensiero malato, settario, suicida.
Uccidere dio. Il dio degli altri. Si può fare in molti modi. L’hanno fatto i conquistatori, i filosofi, i preti, gli imprenditori, i rivoluzionari. Ma lo spazio sacro rimane una necessità, per i laici e tutti gli altri.
Bali è un’ isola.
Come l’isola di pace e spiritualità del racconto di Huxley, che, per l’avidità di pochi, soccombe alla violenza e smarrisce il sacro.
Bali è un isola tra isole, non è mussulmana, non è cristiana.
E’ soltanto un luogo di pace.
Oggi la mia isola, il mio spazio sacro è stato bruciato, violato, deriso e nel mio cuore non c’è pace.
C’è dolore. perché qualcuno, in nome del proprio Dio, ha sputato in faccia a Dio e non ha capito nulla. Non ha sentito nulla.
Pregate i vostri dei perchè nessuno tocchi lo spazio sacro che vi è caro, perché nessuno maltratti oltre al corpo anche l’anima vostra.
Pregate per Bali.
Inviate mail a qualsiasi indirizzo troverete e scrivete “Io prego per te”. Vi ringrazieranno, in cuor loro.
Vi ringrazieranno per la loro, la nostra, Isola.
